Vicolo del Buco, io vissi

A te convien tenere altro viaggio … se vuo' campar d'esto loco selvaggio … 
 
Non so quando cominciai ad essere cosciente di essere vivo e di essere me. Ricordo solo che vagavo in mezzo ai rifiuti, soffocato da polvere sporca che mi graffiava il viso… il mio viso… rovinato dalla fame e dalle violenze, mi bruciava ogni volta che mi ricordavo di averlo. Camminavo appena, inciampavo, cadendo nello sporco, ed ogni mio tentativo di muovere qualche passo mi dava dolore per essere stato troppo fermo… ma, forse, per la prima volta mi sentivo bene. Ero libero, li, giù nel vicolo,,. nessuno mi trascinava o mi buttava da qualche parte perché ingombravo - blocchi il passaggio – mi dicevano sempre… era sempre cosi. Però preferirei anzi voglio dirvi qualcosa di più sul posto dove ho vissuto per qualche tempo. Il nome della via l’ho saputo molto dopo: “Vicolo del Buco" [1], e questo nome dice tante cose per chi, come me, ci ha vissuto. 
Un vicolo con un “chiasso” uguale a tanti altri, Firenze ne aveva molti di questi posti… si si, per voi sarebbe facile dire sporchi e brutti ma per me era casa, la mia casa... l’unica che avevo. Il vicolo era vicino alla Piazza dei Signori [2], una piazza che col tempo ho imparato ad evitare, troppi “birri” pronti a prendermi. Il chiasso era tutto il mio mondo, che altro volevo. Avevo imparato a conoscere ogni fessura di quei muri infestati da insetti, unici compagni di giochi, che ronzavano e strisciavano senza sosta anche su di me. 
Il “Buco” era famoso soprattutto per un’osteria frequentata da “sodomiti”, pericolosi sovversivi che minacciavano la moralità di tutti i fiorentini onesti. Ebbene, da loro qualche carezza la rimediavo… sporchi, schifosi, pervertiti, “buggeroni e poppatori”… ma non per me, erano più mamme della mia, anche se col tempo, perché io crescevo troppo in fretta e diventavo robusto e forte, alcuni di loro si sono dimostrati delle vere bestie. Nascosto in mezzo ai rifiuti ho visto cose che un bambino non dovrebbe mai vedere… ma le ho viste… e sorrido al ricordo… penso a quello che ho fatto a loro in seguito… maledetto schifoso buggerone, sei morto troppo velocemente… ma questa è un’altra storia che presto vi racconterò… cominciate ad impietosirvi per me? Alzavo gli occhi e vedevo finestre come buchi neri, freddi e misteriosi, e mi sembrava di vedere, all’interno, figure misteriose e crudeli che mi guardavano facendomi il “malocchio”, avevo paura... poi un giorno finalmente capii… capii che erano loro ad essere terrorizzati, vivevano nel terrore di essere visti e trovati… e buttati alle “Stinche" [3] faceva paura a tutti quel carcere, anche io anni dopo ho provato la stessa paura. 
Solo crescendo sono riuscito ad arrivare in fondo al vicolo, era cosi tutto nuovo per me…la gente, i buchi e gli anfratti in quei muri che non riconoscevo, non so descrivere quella emozione che mi dava tremore a tutto il mio denutrito corpo e che mi faceva pisciare nei cenci che usavo per coprirmi, è la stessa che ho provato sul carro quando mi hanno mandato a morte. Quando arrivai, in fondo al vicolo, vidi con stupore tanta gente, mi facevano paura. Meglio la notte. La differenza fra la notte ed il giorno, qui al chiasso, era che la notte, un po’ illuminata da torce e candele, arrivavano persone che non vivevano qui. 
Vedevo i “nobili signori” divertirsi con i “poppatori”, poi i ladri sempre di corsa con le loro sacche che suonavano di merce rubata, puttane che passavano velocemente perché i maledetti “salta [4]” le avevano beccate sul pezzo e, almeno per questa notte, si erano salvate da un multa e dall’arresto; troppa paura facevano a tutti i vicoli bui a meno che non ti volessi nascondere… urla di dolore, ansimi, gemiti e grugniti uscivano dai diabolici anfratti… ma a me non importava, perché nessuno mi guardava né mi vedeva, erano tutti troppo impegnati… era bello essere ignorato. Vivevo per quello… la solitudine mi piaceva, fino a quando ho capito che solo non potevo esserlo per sempre… e per questo sono morto.
 
hoc est fabula...
 
 
[1] Vicolo del Buco, si estendeva da via Vacchereccia a via Lambertesca, queste due ultime vie esistono tutt’ora ma sono profondamente cambiate. Il Chiasso del Buco invece esiste tutt’ora e collega via Lambertesca alla torre Salterelli nella omonima piazza.

[2] Piazza dei Signori, in seguito Piazza del Granduca oggi Piazza della Signoria.

[3] Stinche 1299 - 1833, carceri fiorentine in via del Palagio, adesso via Ghibellina… dalle attuali via dell’Acqua a via Verdi. Delle carceri non rimane nulla, oltre alle abitazioni dall’abbattimento degli alti muri è nato anche il Teatro “di Pagliano” adesso Teatro Verdi.

[4] Salta o Salti, erano i funzionari “dell’Onestà” che oltre ad altri incarichi avevano quello di controllare le prostitute se avevano il “Bullettino”, cioè il permesso di esercitare il mestiere di meretrice. Il nome “Salta” venne dato dal popolo perché, per cogliere in flagranza di reato le donne, arrivavano all’improvviso, cioè saltando, chiedendo di mostrare l’autorizzazione.