L'ANTICO CENTRO DI FIRENZE

Un cumulo di memorie, di ricordi, di tradizioni consacrate da secoli di esistenza, registrate nei libri, ripetute dalla viva voce del popolo, forma la storia di quell'ammasso di bruni edifìzi che costituiva il centro, il cuore della vecchia città e che oggi man mano scompare nell'eterno oblio, sagrificato ai bisogni ed all'esigenze della vita moderna. Sono cadute insieme, palagi, torri, logge, chiese, case modeste, tugurI e con loro vengono a mancare tanti documenti parlanti di un passato in cui si alternano e le glorie serene e le penose vergogne; i fasti ed il lutto della patria ; lo splendore dell'antico patriziato ed il triste squallore della miseria, il culto dell'arte ed il sentimento trasformatore. Spariscono d'un tratto le tracce che venti secoli diversi fra loro per uomini e per costumi hanno accumulate, riunite, sovrapposte, là, in quei palazzi che ieri caddero rumorosamente quasi protestino con la solidità delle loro mura contro l'opera dei demolitori. Dal fasto esuberante dei coloni romani edificatori di templi luccicanti per i marmi irradiati dal sole, all'austera e tetra severità dei repubblicani del medioevo che la fiera semplicità loro trasfondevano nei cupi palagi e nell'eccelse torri; fino dalla soave e pura bellezza del Rinascimento, alla esagerata profusione dei barocchi, fino alla incolora ed incerta architettura moderna, l'arte del fabbricare ha avuto la sua rappresentanza, il suo periodo dominante, in quel vecchio e pittoresco quartiere. Firenze Romana ebbe là il suo Campidoglio sacro e temuto, i templi degli Dei pagani, il suo foro, le sue mura, abbattute poi, seppellite, nascoste sotto le nuove fabbriche, sotto le masse di rottami delle distruzioni, sotto le sabbie delle alluvioni dell'Arno ed oggi le tracce di tanta magnificenza dovranno ricercarsi nelle viscere della terra. Firenze mediovaie vi ebbe palazzi che parevano fortezze, protettori talvolta e talvolta oppressori, delle umili chiese e delle case modeste; vi ebbero i palazzi dei suoi grandi cittadini, i fondachi dei suoi ardimentosi mercanti, le torri fieri strumenti delle fazioni, le sue prime e poetiche chiesette, le logge della sua nobiltà, le residenze delle sue potenti associazioni delle arti.
L'intera storia di Firenze, con le sue vicende così varie e così alternate, la storia delle sue aspre fazioni, della sua grandezza commerciale, delle sue imprese guerresche, delle sue glorie artistiche che si leggevano su quei edifici ormai in parte atterrati, in parte destinati a cedere il campo a palazzi moderni. E il cuore di Firenze che è sparita, è tanta parte della sua caratteristica apparenza che si trasforma, ed è obbligo nostro lasciare almeno d'ogni cosa importante destinata a perire quelle memorie, quei dati che valgano a perpetuarne almeno il ricordo.
Ed ecco perchè è parso non tanto opportuno quanto doveroso, il raccogliere tutto ciò che può servire ad illustrare quella vecchia parte di Firenze. Strade, piazze, palazzi, torri, chiese, edifici diversi per uso e per forma, tutti hanno un interesse proprio e speciale, tutti hanno offerto ed offriranno materia di studio al paziente raccoglitore dei ricordi. Si procurerà di avvalorare con le tracce raccolte nelle escavazioni del suolo le nude affermazioni degli eruditi del passato e le vaghe tradizioni, di collegare coi cimelii apparsi in altri tempi quelli che per avventura potranno rintracciarsi in breve, per dissipare e chiarire il dubbioso mistero che avvolge il ricordo di Firenze Romana. Le carte dei notai, dei religiosi, dei pubblici uffici, conservate nei nostri ricchissimi archivi ci porgeranno gli elementi per ricostruire possibilmente la storia degli edifici più importanti del medio evo e dei tempi successivi. Gli archivi delle arti e di alcune magistrature daranno campo a studiare certi costumi, certe usanze che alle varie vicende di questa località si riferiscono. E un vasto campo di studi che servirà a portare un efficace e certo non disutile tributo alla nostra storia e che varrà a lasciare ai posteri chiara conoscenza di un quartiere del quale quasi ogni traccia verrà a sparire. 
La pianta della antica Firenze, a sinistra, non è che una parte modesta di un semplice scritto sperando che in avvenire potranno esser fatti con risultati più completi e con più scrupolosa esattezza.
È la pianta del quartiere del Mercato Vecchio, quale doveva essere più o meno nel 1427, anno in cui venne istituita la Decima o catasto, e ogni cittadino era chiamato a denunciare agli Ufficiali preposti a quell'ufficio, quali beni possedesse, quali fossero le sue rendite, quali i suoi carichi, i suoi debiti, i componenti la sua famiglia. Preziosissimi documenti racchiudono quei Campioni, fonte inesauribile di notizie, di particolari, di ricordi, che interessano ogni sorta di studi relativi alla storia di Firenze.

E sfogliando quelle carte dove la maggior parte della cittadini di que tempi hanno di mano propria e spesso con esuberante diffusione ha descritto loro, che gli archologi hanno trovato gli elementi per ricostruire alla meglio i loro tempi così lontani. La mancanza di qualche carta, talvolta l'esiguità dei particolari descrittivi, la completa trasformazione di alcune parti senza che delle preesistenti si siano lasciati segni evidenti, l' incertezza di qualche nome o della traccia di qualche strada successivamente disfatta. gli studi hanno voluto dare un'idea del numero infinito di stradelle cupe, tortuose, strette che in ogni senso attraversavano questo quartiere isolandone le fabbriche, le case i palazzi, un' idea delle località dove molte delle più antiche e celebri famiglie ebbero le primitive case loro, le loro torri, le loro logge; ho voluto ricordare i luoghi dove furono alcune delle prime chiese cristiane a Firenze, rammentare certi nomi che in quei tempi lontani avevano alcune delle vie del centro di Firenze; abbiamo con questo scritto modesto esposto un concetto, e al tempo stesso un desiderio di ricostruire la pianta intera della Firenze di quella stessa epoca. Gli studi successivi e più che altro le vestige che nelle demolizioni avvenire saranno poste in luce, varranno a completare ed a correggere ciò che oggi presentiamo senza pretese e sotto la semplice forma di uno studio preparatorio e di un saggio di ciò che ricercando nei nostri archivi può ottenersi. 

Nel 1427 il periodo più fiero delle fazioni, dei torbidi, delle guerre, era tramontato, lasciando le tracce del suo lungo e penoso passaggio. Molte famiglie impoverite dalle fazioni, cacciate in bando, estinte, non avevano più in questo quartiere i forti palagi e le torri eretti sulle rovine della città romana; a qualche palagio caduto ed abbattuto per rabbiosa vendetta delle fazioni trionfanti, erano sottentrati poveri casolari e meschini tuguri; le torri fatte scapezzare dal governo popolare per distruggere l'alterigia dei grandi, erano scomparse e destinate ad altri usi; la Parte Guelfa che s' impadroniva dei beni dei ribelli o le corporazioni delle arti occupavano e tenevano i possessi antichi dei Ghibellini sbandati ed esuli, quindi questo quartiere aveva già subito una prima trasformazione, aveva perduto pressoché le tracce dei tempi in cui nella piazza dell'antico Foro del Re, attorno alle chiese che furono tra le prime parrocchie di Firenze, nelle cupe stradelle minacciosamente stavano le una di fronte alle altre le forti ed altissime torri merlate delle famiglie guelfe o ghibelline ricordate nelle storie dei cronachisti.