Un po' di storia (4) " dal '600 in poi"

Il pigro luogo comune attribuisce al Seicento fiorentino l'epiteto "decadenza", misurando la civiltà di quel secolo coi consueti e consumati metri della poesia e delle arti figurative, che, come abbiamo visto, venivano imbalsamente nelle Accademie. Invece proprio a Firenze sorsero e fiorirono attività più caratteristiche del secolo, immaginifico in poesia e barocco in arte: l'attività scentifica e musicale. 

Un nome come quello di Galileo Galilei doveva eccellere su tutti, e un'Accademia, quella del Cimento, segnare i nuovi indirizzi della cultura, con la creazione della cosidetta prosa scentifica. Tutto il seicento fu caratterizzato da una intensa attività scientifica e da una vivace stagione musicale. Non si deve parlare dunque di decadenza, se le arti del disegno persero il loro primato.

 Architetti come Matteo Nigetti, scultori come Giovan Battista Foggini, pittori come Giovanni di San Giovanni lasciarono qua e là l'impronta della loro originale rielaborazione della cosiddetta arte barocca. Come centro musicale, Firenze aveva dato, come abbiamo già detto, il modello a tutto il mondo del primo teatro moderno di lirica: la Pergola.

La nobiltà fiorentina, che una volta aveva coltivato la letteratura e promosse le arti, ora si dedicava a quelle esperienze scientifiche, batonica, mineralogia, chimica, fisica, metereologia, che applicate alla agricoltura posero la toscana del settecento alla testa del progresso fisiografico e georgofilo. L'Accademia dei Georgofili, tuttora esistente, doveva poi raccogliere l'eredità di quel secolo, nel quale i signori fiorentini di dedicarono alla vita di campagna, vivendo una gran parte dell'anno nelle ville sparse ovunque, tra le case coloniche che venivano moltiplicandosi in regime di mezzadria.

 

Per questo le riforme economiche del Settecento trovarono la toscana nei primi posti e la città oramai stabilizzata in un ordinamento politico e quindi anche urbanistico, che aveva qualcosa di statico e, come stato detto, di sonnacchioso. Nel 1737, a Vienna, tra i Lorenesi, nuovi signori della Toscana, e Anna Maria ludovica, ultima discendente dei Medici, veniva stipulato un "patto di famiglia", che doveva avere una grande importanza per il patrimonio artistico di Firenze. Dopo avere bene distinto i beni della corona da quelli privati della famiglia Medici, Anna Maria Ludovica, che a Firenze veniva chiamata l'Elettrice palatina perchè vedova del principe Giovanni Gulielmo di Neuburg, fratello dell'Imperatore Leopoldo I ed Elettore Palatino, legava tutte le opere d'arte allo stato toscano, a patto che nessun oggetto fosse mai portato via, e che i tesori raccolti dai suoi antenati rimanessero a "ornamento dello stato per utilità del pubblico e per attirare la curiosità dei forestieri". 

Le grandi raccolte della Galleria degli Uffizi, la Galleria palatina di Pitti, del Gabinetto delle gemme, delle Collezioni dei ritratti, dei disegni, delle medaglie, delle maioliche, dei bronzetti, dei libri, dei reliquari, e inoltre il museo etrusco-romano, la Biblioteca Laurenziana, la Biblioteca Palatina, dovevano rimanere intatte attraverso i secoli.

antiche botteghe

Antica bottega

Che Firenze sia lo scrigno inesauribile d'arte lo sanno proprio i turisti,i quali non riescono ad esaurire la conoscenza di tutte le raccolte di oggetti preziosi sparsi a piene mani in un gran numero di musei, Gallerie, Pinacoteche, Biblioteche, di collezioni varie, ereditate dalla dinastia medicea, e alle quali, col tempo, si sono aggiunti altri musei, gallerie e raccolte d'arte. Firenze non ha concentrato tutte le sue ricchezze in un unico complesso, ma ha conservato il carattere storico della città, che attraverso i secoli si è arricchita di tesori, distribuiti in vari ambienti più caratteristici: il  Bargello , Palazzo Vecchio, Palazzo Medici Riccardi, Palazzo Davanzati, gli Uffizi, Palazzo Pitti, il Convento di San Marco, i Musei delle varie Opere, la casa di Michelangelo fino al Museo Stibbert, che rispetta il gusto degli stranieri viventi dell'ottocento sulle colline della città. Nell'Ottocento, se Milano diventava la capitale del Romanticismo e Torino la Capitale del Risorgimento, a Firenze, nel regime paternalistico e bonario del granduca, si preparavano gli strumenti culturali più validi per la trasformazione liberale dell'Italia unita, con l'Antologia del Vieusseux e l'Archivio storico italiano. 

Si dovette al clima d'alta cultura e di civile responsabilità se la pacifica Rivoluzione del 1859 fece stupire L'Europa e pose i fondamenti politici per l'unità d'Italia fino allora soltanto vagheggiata. Nel campo dell'arte, il macchiaiolismo degli artisti del caffè Michelangiolo dava ancora una volta a Firenze il primato della pittura. Nelle lettere, ai capolavori dei secoli andati, Firenze nell'Ottocento dava il capolavoro della letteretaura infantile(?) col Pinocchio di Carlo Lorenzini detto Collodi.

Con l'avvento della società borghese, si determinò la crisi urbanistica della città. Fino ad allora, l'aristocrazia, dentro le mura cittadine, aveva vissuto con il popolo. I palazzi nobiliari, che molto spesso davano il nome alle vie, si trovavano, gomito a gomito, con case più modeste. Il declino del granducato segnò anche il declino della nobiltà, e molti di questi palazzi vennero abbandonati e ridotti a quartieri in affitto. La borghesia non volle occupare quei palazzi, che furono invasi da magazzini di piccoli commercianti e da operai. 

Preferì distingursi nettamente, come nuova classe, costruendosi la casa "signorile" nelle nuove strade periferiche, e ancor più il villino lungo i viali, tracciati, a imitazione dei parigini "boulevards", lungo il perimetro delle mura rase al suolo. Anche più sciagurato fu lo sventramento dell'antico centro, dove da secoli, in stradette, vicoli e in chiassi, si era addensato, tra le storiche torri e le gloriose chiese, il Mercato Vecchio, con accanto un più recente Ghetto. 

Anche oggi si rimpiange "il secolare squallore" e si depreca la "vita nuova" del brutto centro moderno, che soltanto la raffinata eleganza di alcuni negozi riesce in qualche modo a riscattare(?). Oltre ai viali, tracciati secondo una concezione urbanistica liberale, lungo il perimetro delle abbattute mura, di cui sono rimaste isolate, le antiche Porte, come monumento al centro di pretenziose piazze, crebbero cosi i palazzi della borghesia, in stile eclettico e liberty, con villini tra giardinetti, chiusi da cancellate e guardati da addomesticati leoni in terracotta. 

Altre ville e villini invasero le colline, specialmente lungo il famoso viale dei Colli, che rendeva accessibili luoghi fino allora rimasti quasi segreti, e raggiungibili soltanto per mezzo di stradette chiuse da mura.

Antica Firenze del '700

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